Giorni d’Irlanda, parte prima

Wicklow mountains

Partiamo dal primo giorno, of course, ma partiamo dalla fine, o quasi…
La fine, o quasi, è stata quando abbiamo provato l’esperienza di bere (un’ebbrezza, come suggerito da fonti ben informate) una original Guinness brewed in Ireland (che secondo il mio quasi basilare inglese vuol dire prodotta in Irlanda (o giù di li…)).


Colti da tanto britannico splendore e per di più osservati non poco da ben più esperti avventori locali, i nostri eroi, chi più chi meno, hanno retto quasi senza colpo ferire (ed è quel quasi che fa la differenza) alla prima pinta sul verde suolo d’Irlanda.

Ok, allora rimettiamo un pò d’ordine…
Dopo essere partiti da desolati lidi.. siamo “sbarcati” a quello di Venezia, o quasi !!!
La giornata record per il numero di mezzi utilizzati (dicesi INTERMODAL CARRIAGE) è iniziata molto presto… con varie combinazioni tra bus, treno e udite udite… AEREO!
Che dire… i bambini urlanti al check-in non promettevano affatto bene, anche se poi il casino e i vari malesseri “aviari” sono stati ampiamente ripagati dalla magnifica laguna vista dall’alto, con annesso Veneto… (GUARDA! CASA MIA!)

E dopo 3 ore di nuvole-sonno-carrello bibite-sonno-nuvole (GHIACCIAI soprattutto) eccoci a Belfast… CHE TRISTE AEROPORTO… qualcuno dice che abbia la stessa metratura della stazione di Portomaggiore, beh, ecco… forse un pò meno!
Altro che i 3000 duty free di Venezia!
Quindi… panino al volo, abbastanza buono direi, e via verso il Paddy’s Palace e oltre!

Il primo impatto con le relazioni interlinguistiche fuori dall’aeroporto non è stato negativo, insomma… autista gentile, biglietto fatto senza problemi (e senza check-in!) e fermata assicurata, meglio di così…
Dopo qualche miglio (1 solo in effetti, ma era per calarsi nel mondo delle misurazioni british!) e qualche goccia di pioggia (sicuramente non le ultime e nemmeno le più numerose) giungiamo alla nostra dimora: una via di mezzo tra un B&B, un ostello e una casa dello studente, un manicomio insomma!

In un modo o nell’altro, dopo aver saldato conti e cauzioni varie (e anche qui si rinnova lo scontro con i sistemi di misura, metrico-decimale dove sei?!?!) giungiamo nella stanza.
Stanza n.17 (pure…) ma chiave della n.5 (ah beh allora…) pareti verdine, mobili gialli, soffitto bianco e vista pulmino (Paddywagon non ci avrai!), viva la sobrietà insomma. Dimenticavo la tenda blu e i due specchi ma tanto ormai…
Dopo un pò di attività di sistemazione stanza e valigie e… basta! ci dirigiamo verso il centro città, sfidando quella piccola, infima, insidiosa minaccia che ancora qualcuno chiama pioggia.
Sfida persa ovviamente, a giudicare dal nostro stato al ritorno!

La nostra visita serale di Belfast ci ha immerso almeno in parte nella sua anima georgiana-fancazzista. Georgiana è stata la prima parte, quella della Queen’s University of Belfast, della City Hall illuminata ad arte, delle varie chiese protestanti, battiste ed evangeliche sparse in giro.
Il fancazzismo è tutto il resto, i giovani(ssimi) già ubriachi, urlanti e stramazzati al suolo alle 9 di sera, i locali del centro rumorosi e caratteristici, e le miriadi di ristoranti cinesi/giapponesi, turchi, thai e pure italiani disseminati per le vie…

Ma un ristorante/pub tradizionale manco a parlarne!! Fino a che non arriviamo irrimediabilmente fradici all’Hotel Europa e… come i funghi, incoraggiati dal clima freddo-umido, spunta una selva di pub… ed ecco la fatidica pinta!!

Continua nel prossimo post

Una Risposta a “Giorni d’Irlanda, parte prima”

  1. [...] Giorni d’Irlanda, parte seconda segue, con un leggerissimo ritardo, da Giorni d’Irlanda, parte prima [...]

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